Uno sguardo nel Mondo

 

LAMPA, LAMPA: l’altra faccia degli sbarchi

Conversazione con Fabrizio Gatti

 

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"Lampa Lampa, così vengono chiamate in Africa le barche che portano a Lampedusa. Ma Lampa Lampa è anche un sogno, un mito, un'avventura che spinge migliaia di persone a sfidare il deserto del Sahara. Il mare. Gli eserciti. Le leggi. Lampa Lampa è una speranza. E per molti una grande, drammatica illusione. Una prigione da cui è impossibile tornare indietro".

Ogni anno almeno quindicimila uomini e donne, ragazze e ragazzi si mettono in cammino verso questo apparente paradiso. E lo fanno lungo la rotta più infernale: il deserto del Sahara. Da lì vengono le persone che poi noi vediamo sbarcare a Lampedusa o affogare al largo della costa.
Un viaggio eroico perché per affrontarlo richiede tutte le virtù dell’antico eroismo. Due fra tutte: la speranza e il coraggio. Noi spesso lo chiamiamo il viaggio dei disperati. No, non è così. Un disperato là in mezzo soccombe, muore, non ce la fa. Serve una grande, infinita, immensa speranza per rimanere vivi, per mantenersi vivi.

Fabrizio Gatti

Fabrizio Gatti

Lavora come inviato per il settimanale L'Espresso. Le sue inchieste da infiltrato sulle rotte dell'immigrazione nel deserto del Sahara, nello sfruttamento criminale del lavoro e nella sanità hanno fatto il giro del mondo. Per tre volte è stato rinchiuso dietro le sbarre come immigrato clandestino: in Svizzera, a Milano e dopo lo sbarco a Lampedusa. Nel 2008 con "Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini" (Rizzoli) ha vinto il premio letterario Tiziano Terzani. Ha inoltre pubblicato "Viki che voleva andare a scuola" (Fabbri) e "L'Eco della frottola" (Rizzoli).