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Soggetti

RACHEL CORRIE I think the world is dignity
di Sergio Basso

Vi ricordate d sicuro un’immagine di piazza Tiananmen: uno studente di fronte a un carro armato.
Il carro armato cerca di svicolare a sinistra, poi a destra, poi si ferma. Ne esce un soldatino imbarazzato.
Non era un movimento studentesco che fermava un esercito.
Era un uomo che fermava un altro uomo.

Nel marzo 2003 una ragazza di 23 anni fece la stessa cosa.
Per difendere le proprie idee, i propri amici, è rimasta ferma di fronte a un bulldozer.
Questa volta però il bulldozer non si è fermato.

Succedeva a Rafah, Israele. Lei si chiamava Rachel Corrie.
Rachel viveva a Seattle. Faceva l’università. Cosa la spinse in Israele? Che gliene importava?
Perché si sentiva chiamata in causa?

 

SOLO ANDATA il sogno di un Tuareg
di Fabio Caramaschi

Il trattamento “Solo andata” è il risultato di un lavoro di oltre sette anni di ricerca, avvicinamento e amicizia compiuto dall’autore nei confronti di una famiglia di Tuareg incontrata in Niger nel 1999, di cui egli ha seguito passo dopo passo il percorso migratorio, fenomeno che può essere capito e raccontato solo in un arco di tempo consistente.

Il progetto dunque racconta due mondi a confronto. Nel 200 Haddou, padre di famiglia, parte dal Niger e arriva a Pordenone per trovare lavoro e mantenere la sua famiglia. Nel 2003 viene raggiunto dalla moglie e i due figli più grandi, mentre il più piccoli rimane in Niger. Solo nel 2005 Haddou riuscirà a tornare a casa e ricongiungersi con il figlio minore, per una breve vacanza.

Un soggetto che tratta il tema del distacco dalla propria terra e dell’inserimento nella cultura italiana, in forte contrasto con il luogo di origine.

 

IL MUSEO DELLA GUERRA
di Flaminio Cozzaglio

Dove si trova il paese più bombardato della storia?
Dove si trova il più sconvolgente museo d’arte contemporanea del mondo?

Due domande che solo in apparenza non hanno niee in comune. Ma la risposta è una sola: nelle province di confine del Laos orientale.

Negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso questa zona divenne campo di battaglia non ufficiale nella guerra fra i due blocchi. Sul Laos, formalmente mai entrato in guerra, venne lanciata una tale quantità di bombe e defoliante da farne il paese col più alto rapporto fra numero di abitanti e quantità di esplosivo ricevuto.

Oggi che la guerra è finita con gli involucri delle bombe, sparsi ovunque sul territorio, si fa di tutto: mangiatoie per animali, vasche, vasi da fiori, utensili, staccionate, pilastri per le tradizionale capanne a palafitta, gradini, addirittura barche.

La proposta è quella di documentare uno straordinario itinerario monumentale, di far scoprire all’"uomo turistico" un museo di arte contemporanea unico al mondo: il museo della guerra.