Uno sguardo nel mondo

UNO SGUARDO NEL MONDO
a cura di Gianni Minà

Scuola, creatività e coraggio del documentario latinoamericano

L’America Latina, terra povera, ma anche patria di grandi intelligenze umane, ha sempre nutrito una grande attrazione per il cinema, al quale, nonostante la sua carenza di risorse, ha regalato fior di registi, sceneggiatori, attori.
D’altronde non poteva essere altrimenti per un continente di passionali poeti come Neruda, Borges, Guillen, Cardenal, e di superbi narratori come Amado, García Márquez, o Sepúlveda.
Ma per fare il cinema ci vogliono i soldi. E così come García Márquez mi ha rivelato una volta che la sua letteratura, il “realismo magico o fantastico”, non poteva che essere figlia del neorealismo, il cinema povero dell’Italia che rinasceva dopo la seconda guerra mondiale, così è comprensibile che i latinoamericani, oltre al neorealismo abbiano da sempre amato i documentari, un genere che permette loro, anche senza risorse, o con pochi mezzi, di raccontare con le immagini la loro esistenza, le sofferenze, le lotte contro le ripetute ingiustizie subite, le speranze, le sconfitte, la loro allegria, la loro tenerezza, il romanticismo, insomma il carattere preminente della loro identità meticcia.
Per questo, nel secondo anno del Festival del documentario “Hai visto mai?”, abbiamo pensato di dedicare nel giorno di inizio, giovedì, uno spazio adeguato all’argentino Fernando Birri, un pioniere del cinema d’autore nel continente latinoamericano, un maestro di utopie, che, con lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e i registi cubani “Titon” Gutiérrez Alea e Julio García Espinosa, ha fondato, vent’anni fa, il 15 dicembre dell’86, in un ex istituto agrario, la Scuola di Cinema di San Antonio de los Baños, a quaranta chilometri da L’Avana.
La Scuola, che è diventata la più prestigiosa del continente, è dedicata al loro maestro, Cesare Zavattini, il cui genio, dopo essere stati folgorati da Miracolo a Milano, li attrasse a Roma, in teoria per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia, dove lo sceneggiatore di Vittorio De Sica insegnava, “in realtà perché volevamo conoscerlo, toccarlo, rubare i segreti delle sue storie, il modo di raccontarle”. Così mi ha detto una volta Gutiérrez Alea, ora scomparso, e regista degli indimenticabili Fragola e Cioccolata e Guantanamera.
Fernando Birri ha ideato e scritto la didattica della Scuola, che si è distinta nel tempo per aver scelto di insegnare più che con il contributo di docenti, con la collaborazione di prestigiosi cineasti, capaci di trasmettere conoscenze arricchite dalla pratica, dall’esperienza “in carne viva”, e costantemente al passo col tempo che si viveva. Scegliendo questa linea, la Scuola ha tenuto fede alla grande tradizione dei documentaristi latinoamericani, da Fernando Birri, al grande maestro cubano Santiago Álvarez, capace di fare il cinema dentro i fatti, e a cui dedicheremo una giornata l’anno prossimo (con una breve anteprima quest’anno), fino ad autori come Patricio Guzmán, che ha raccontato la storia e la cronaca recente del suo Cile e dell’America Latina con i modi del reportage di denuncia e il respiro del grande cinema, e che è l’altro grande testimone che “Hai visto mai?” ha l’onore di presentare quest’anno, sabato 16 giugno, con i lungometraggi Il caso Pinochet e Salvador Allende.
Un’incursione in un universo che rappresenta da solo un genere, e dove il racconto, fatto con le parole o con le immagini, è sempre una scoperta, un insegnamento.

Gianni Minà